16 settembre, 2008

Made in China

In mostra fino al 25 settembre 2008, presso i chiostri della Società Umanitaria di Milano: "Made in China", la nuova opera di Massimo Silvano Galli. Nello stesso spazio opere di: Lamberto Correggiari, Fernando De Filippi, Sun Ge, Luciano Gibboni, Hu Jiang, Stefano Pizzi, Xu Qingsong, Li Ronghai, Marco Viggi, Luo Yiping.

Nella primavera del 1989 mi trovavo in Francia anzi, più che in Francia… a Parigi.
Fervevano in quei giorni i preparativi per il duecentesimo anniversario della Rivoluzione e, insieme alla tanto discussa piramide in Place de la Concorde, qualche buontempone del marketing d’assalto aveva pensato di erigere lungo gli argini della Senna alcuni colorati manifesti dove una sorridente pastiglietta per la gola, brandendo tra le manine disegnate un scintillante spadino, gridava: “Liberté, Égalité, Fraternité” e, più sotto: “La presa della pastiglia”.
Il motto della rivoluzione trasformato in slogan per la consumazione. Gli oppressi, ghigliottinati gli oppressori, riciclano le vecchie ideologie e ne fanno demagogia per assoggettare nuovi oppressi… Liberté, Égalité… Publicité!
Film già visto. C'est la vie, anzi… C'est la histoire!
E come a dimostrarlo, migliaia di chilometri più a est, proprio in quegli stessi giorni, una remake dello stesso film cominciava le sue riprese e una nuova rivoluzione prendeva lentamente vita, seppur col suo tradizionale tributo di morti.
Come se quell’anno non fosse già stato abbastanza denso di emozioni, con tutto il blocco sovietico che nel giro di un autunno era andato rapidamente a farsi benedire, il 3 maggio 1989 duemila studenti della Repubblica Popolare Cinese occupavano piazza Tian'anmen a Pechino. In pochi giorni, ai duemila iniziali se ne unirono tanti altri, appoggiati anche dalla cittadinanza.
Coi loro sacchiapelo si distesero sopra il cuore simbolico dell’impero cinese: la piazza pubblica più vasta del mondo -il cui nome significa, paradossalmente: porta della pace celeste. In quella piazza di pace, gli studenti dell'Accademia Centrale di Belle Arti, innalzarono una statua di polistirolo e cartapesta di oltre 10 metri dal titolo: “Dea della Democrazia”, statua che venne spezzata il 3 giugno insieme ad un numero imprecisato di altre vite (2600 secondo la Croce Rossa).
Oggi, a circa 20 anni di distanza (mica 200, perché intanto la storia ha preso una sua accelerazione), possiamo dire che quella rivoluzione è (quasi) compiuta, ma in maniera non dissimile a quella compiutezza che faceva bella mostra di sé nel manifesto della pastiglietta, in quella lontana primavera parigina.
Insomma, forse la “Dea della Democrazia” non vigila ancora (seppur bendata, a la mode occidental) sulla libertà dei cinesi e la Cina era e rimane ancora una dittatura; ma qualcosa di molto più importante della libertà è arrivata a soccorrere i suoi cittadini: la libertà (sempre più estesa) di consumare, o almeno il suo miraggio.
La “Dea della Democrazia” non sarà dunque ancora arrivata in Cina, ma finalmente anche lì la logica del mercato comincia a prevalere in tutti gli ambiti della vita quotidiana e il benessere, inteso appunto come possibilità di consumare, si sta finalmente imponendo come modello da sfoggiare o da agognare.
Emblema di questo benessere, lo sbarco in Cina della grande moda: sia quella comprata e indossata in Cina, sia quella prodotta in Cina, sia quella contraffatta in Cina -o nelle sue sotterrane succursali italiane.
E che orgoglio, tutto patriottico, quando questa moda è opera di grandi nomi come Dolce e Gabbana, Trussardi, Gucci, Valentino e tutti i novelli Picasso che la confusione post-moderna ci vuole fare credere “artisti” e che, proprio in Cina, fanno realizzare le loro merci a un "costo-prodotto" da vero neo schiavismo, per rivenderle poi come merce di lusso (con rincari, a dir poco, moralmente discutibili) agli oppressi dell’occidente.
Il cerchio, dunque, si è chiuso. Tra poco in Cina verrà persino abolita la pena di morte o, meglio, ci sarà una pena di morte più civile e giusta, come in quella grande democrazia che sono gli Stati Uniti d’America. Già oggi, per le strade di Pechino, è forse possibile vedere giganti manifesti dove l’imponente figura di Mao Tse-Tung fa da testimonial all’ultimo profumo di Versace.

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