12 marzo, 2012

Che il modello siano le parti


Nel post di ieri: "L'utopia del cambiamento", abbiamo accennato al modello trasformativo che prende le mosse dal famoso libro di Robert Bush e Joseph Folger: "La promessa della mediazione" edito in italia da Vallecchi.

Si tratta di un'opera fondamentale che ancora oggi non smette di fare discutere i vari saputi della mediazione che, di convegno in convegno, vanno ponendosi interrogativi da concilio ecumenico. 

Come rilevavo nell'intervista rilasciata per il Virtual Mediation Lab, personalmente credo di riferirmi particolarmente al metodo trasformativo, ma con un approccio decisamente radicale.

Distanziandomi sicuramente da ogni tentazione eccessivamente valutativa, sono dell'avviso che il miglior paradigma possibile da abbracciare, affinché la mediazione ampli i suoi margini di successo, sia quello che possiamo rinvenire in una sorta di spersonalizzazione delle preferenze, delle attitudini, delle conoscenze e delle esperienze del mediatore, che deve imparare, per così dire, a fare un passo indietro, affinché possano emergere, davvero e fino in fondo, le preferenze, le attitudini, le conoscenze e le esperienze delle parti, poiché solo questa emersione può essere garante di accordi finali che siano davvero espressione delle loro esigenze profonde, ampliando altresì la possibilità che tali accordi siano veramente rispettati.

La vera sfida, insomma, non sta nell’indossare il modello che il mediatore avverte come più affine alla sua formazione e al suo stile comunicativo e imporlo, quindi, alle parti; bensì nel padroneggiare talmente il proprio stile, e le varie tecniche e i saperi della mediazione, da poter adattarsi ad ogni specifica situazione, di modo che l'unico vero modello di riferimento siano, di fatto, le parti stesse che, con le loro specificità, suggeriscono al mediatore i confini, le modalità e i linguaggi entro cui elaborare le sue strategie di aiuto e accompagnamento all'emersione dei desiderata, delle problematiche e di ogni possibile accordo, affinché, per ognuna delle parti, sia possibile ridurre le problematiche e concretare, al contempo, nell'accordo, il maggior numero di desiderata.

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