08 marzo, 2012

Insieme a te non ci sto più


Ci sono materiali, oggetti della cultura, apparentemente (solo apparentemente) lontani dalla mediazione familiare ma che valgono quanto e forse più di qualsivoglia saggio sulla stessa.

È il caso della bella canzone dal cui testo prende il titolo questo blog, scritta da Paolo Conte e Vito Pallavicini e portata al successo da Caterina Caselli nel 1968.

Proviamo a leggerla...

"Insieme a te non ci sto più / guardo le nuvole lassù... / Cercavo in te: la tenerezza che non ho, / la comprensione che non so / trovare in questo mondo stupido. / Quella persona non sei più, / quella persona non sei tu. / Finisce qua... /  Chi se ne va che male fa.  /  Io  trascino negli occhi / dei torrenti d'acqua chiara / dove io berrò... / Io cerco boschi per me e vallate col sole più caldo di te. / Insieme a te non ci sto più / guardo le nuvole lassù... / E quando andrò, / devi sorridermi se puoi / non sarà facile ma sai / si muore un po' per poter vivere. / Arrivederci amore ciao, / le nubi sono già più in la. / Finisce qua, / chi se ne va che male fa... "

Una canzone delicata e poetica dove, in pieno spirito di mediazione, si respira tutto il dolore e il rancore della separazione ("Cercavo in te: la tenerezza che non ho, / la comprensione che non so / trovare in questo mondo stupido"), il senso di sconfitta ("Quella persona non sei più, / quella persona non sei tu"), ma anche, e ugualmente, la speranza di felicità e quello sguardo al futuro che -appunto- dovrebbe caratterizzare ogni processo di mediazone ("Io trascino negli occhi / dei torrenti d'acqua chiara / dove io berrò... / Io cerco boschi per me e vallate col sole più caldo di te"). 

E, se non bastasse, così come dovrebbe concludersi ogni buona storia di mediazione, ecco che l'uomo o la donna (straordinaria abilità dell'autore nel lasciare neutro il protagonista) di questa piccola e quotidiana storia dell'amore alla fine dell'amore, lasciano la scena con un suggerimento che tutti i mediatori dovrebbero mandare a memoria per poi accompagnare le parti a farsene un mantra di consapevolezza: "E quando andrò, / devi sorridermi se puoi / non sarà facile ma sai / si muore un po' per poter vivere".

Il mediatore, più che annoiarsi sfogliando pagine e pagine di tanti saggi che alla fine cortocircuitano sempre sulle stesse quattro cose (tranne il mio, of course), dovrà forgiarsi di questi materiali che raccontano tanto di più dell'animo umano quando si incaglia nei fondali dell'amore alla fine dell'amore.

Per questo motivo, ho preferito evitare il solito borderò bibliografico e, in appendice del mio "L'Amore alla Fine dell'Amore", ho raccolto una copiosa serie di film, canzoni, testi di narrativa e poesia, opere d'arte a mio avviso fondamentali per nutrire l'animo del mediatore (non solo del mediatore).  

Non mancheremo in queste pagine di presentare puntualmente questi materiali.

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