15 marzo, 2012

Ti amo... da lontano

L'amore è anzitutto lontananza. Ci innamoriamo di un punto lungo la lontana linea dell'orizzonte, qualcosa che luccica ed è come-me ma non-è-me e, per questo, mi attrae; qualcosa che mi somiglia, ma mai fino al punto da essere coincidente.

Poi la lontananza si affievolisce, il punto luminoso si increspa di ombre, ci si avvicina, ci si conosce, si diventa intimi, a volte tanto intimi da non essere più capaci di giocare a quel meraviglioso gioco che un tempo era il ri-conoscersi, il conoscersi ogni giorno nuovamente. Si diventa scontati e si sconta il prezzo, altissimo, di non aver imparato a giocare al gioco dell'amore. Di aver creduto che il gioco dell'amore venisse da sé... come il frutto di una pianta.

Così, come recita una bellissima canzone dei Pink Floyd: "Day after day, love turns grey / Like the skin of a dying man. / Night after night, we pretend its all right / But I have grown older and / You have grown colder and / Nothing is very much fun any more...". 

La natura, infatti, ci aiuta fino a un certo punto, iniettandoci, al momento dell'innamoramento, una vera e propria dose di sostanze dagli effetti psicotropi che regolano la relazione amorosa. 

Come avviene? Quando ci innamoriamo, il mesencefalo, quella zona del cervello legata (non a caso) alla vista e all’udito, comincia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore in grado di farci provare sensazioni di piacere ed euforia. Il nostro corpo inizia, così, a inviare segnali, per quanto impercettibili, di attrazione: pupille che si dilatano, batticuore, viso arrossato, leggero sudore che irrora la pelle, odori. Se l'Altro reagisce positivamente, allora si rafforzano i circuiti cerebrali e aumenta la sensazione di piacere. Così, ad ogni nuovo incontro, la dopamina entra sempre più in circolazione aumentando il desiderio dell’Altro e, con essa, altri due neurotrasmettitori: la noradrenalina e la feniletilamina. In questo modo si scatena l’eccitazione, l’inappetenza, l’ansia, mentre, contemporaneamente, l’abbassamento dei livelli di serotonina, favorisce l'insorgere di quel sentimento di ossessione per cui ci sembra di non poter più fare a meno dell’Altro. 

Poi il rapporto si approfondisce, ed entra in campo l'ipotalamo che stimola la produzione di ossitocina, un ormone responsabile dei nostri sentimenti di tenerezza e calore: è il tempo delle carezze, dei baci, del sesso, attività che a loro volta innalzano i livelli di ossitocina. 

Ma, ahinoi, madre natura ci dà una spinta, non ci sorregge per sempre, infatti questa fantastica reazione è destinata a durare ben poco: dai 35 ai 45 mesi, dopodiché il cervello, come un vero tossicodipendente, si assuefa e non reagisce più a quegli stimoli che un tempo lo facevano sballare

E’ a questo punto che, se non entrano in campo altri elementi, può iniziare la crisi.

Quali sono questi elementi? Fino a qualche decennio fa, almeno in Italia e in buona parte dell'occidente, erano i vincoli della morale, erano i dogmi della religione, era l'assenza di una legge sul divorzio, era un'emancipazione della donna ancora di là da venire... Tutti elementi che di fatto, se non impedivano la fine dell'amore, sicuramente ostacolavano le separazioni.

Oggi, per fortuna, siamo tutti (o quasi) un po' più liberi. I vincoli che un tempo tenevano gli amori forzatamente incatenati, si sono -forse grazie a Dio, ma non certo ai suoi emissari terreni- dissolti, ma in questo transito verso la libertà dei sentimenti, nessuno ci ha insegnato a giocare senza vincoli al gioco dell'amore, che è gioco complesso che ha a che fare, anzitutto, con la capacità di accettare il cambiamento.

Forse questo è un altro scopo (taciuto) della mediazione familiare.

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