13 febbraio, 2013

Istanbul: "Tra Turista e Viaggiatore"

Viviamo un tempo in cui, per quanto uno tenti di fare il viaggiatore (ossia, di spostarsi quel poco che serve nello spazio-tempo, affinché qualcosa gli si sposti dentro) finisce inevitabilmente per essere relegato alla insipiente categoria del turista. 

Non credo esista più luogo al mondo non contaminato da ciurme picnicchettare che, con la loro guida Michelin sotto il naso, fanno terra bruciata attorno a tutto ciò che sarebbe da gustare senza flash, videocamere e ogni insulso vociare sul significato di ciò che solo dovrebbe disporsi al contemplare. 

Non c’è opera d’arte o monumento, per quanto colossale, che riesca a conservare la sua bellezza (figuriamoci il suo perduto senso) se attorniato da decine di sguardi che, prima ancora di osservare, si sono già suicidati gettandosi nella didascalia (una sorta di scala a pioli ma senza corrimano) di una qualsiasi Lonely Planet o, peggio, nel display della fotocamera digitale per vedere, prima ancora di vedere, se il presente che hai appena guardato sia degno di divenire il passato che domani guarderai compiacendoti, inconsapevole, di aver finito per non vedere nulla affatto.

Solo ora che l’anima del mondo è ormai irrimediabilmente stuprata da immagini che ci penetrano al ritmo di oltre un milione ogni ora su quel globo parallelo che è il World Wide Web, comprendiamo che avremmo dovuto ascoltare con più attenzione quelle popolazioni che non volevano (e non vogliono) essere fotografate per paura che gli si rubi l’anima. Ma è forse troppo tardi. Il mondo, che lo sguardo dell’uomo animava infondendovi un’anima, è ormai totalmente inanimato perché ogni giorno im-morta-lato da milioni di scatti fotografici che -appunto- lo mortificano, mummificandolo.

Primo consiglio, che già so inascoltato: non leggete nulla prima e men che meno durante. Se proprio volete farvi del male, fate come con il sesso: chiedete dopo, abbandonandovi alla possibilità che qualcuno, che ne sa più di voi, vi rovini ogni fantasticare spiegandovi che, quella che credevate una montagna, era solo un topolino.

Altro consiglio, altrettanto inascoltabile: non fotografate nulla che già il cuore non abbia immortalato e, se così facendo, tornate a casa con più di venti scatti, fatevi fare un buon check up dal vostro cardiologo.

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