25 aprile, 2014

Un Giorno Qualcuno Vorrà delle Risposte

Pubblichiamo il brano "Un Giorno Qualcuno Vorrà Delle Risposte" di Massimo Silvano Galli, dedicato all'amico Mario Spinella e alle memorie della resistenza. Presentato per la prima volta nel 1993, nella chiesa sconsacrata di San Bernardino (Sedriano) per la voce di Pietro Tartamella, ha avuto, poi, nel tempo, diversi pubblicazioni: sia cartacee che live, accompagnato dalla musica della band jazz-fusion "Unwelcome", in diversi concerti di musica-poesia.

La storia
sta finendo nella storia.
Inesorabilmente.
Un giorno dopo l’altro.
Ciclicamente.
Quanti giochi di potere
in una scatola
in fondo
così piccola:

le utopie rifugiate
sulle trincee
della repressione,
i progetti frantumati
e questo nostro tempo
così
arrugginito.

Se un giorno scopriremo che le cose
non potranno più tornare
una a una
al loro posto,
allora, forse,
qualcuno
vorrà delle risposte...

Perché sei qui?

Scivoleremo via...
Il cielo
si farà blu ghiaccio
e l’uomo
un Dio caduto.

Nulla sembrerà funzionare più come una volta:
treni, banche, tribunali...
Persino il senso della vita
circolerà
con consapevolezza
insieme ai carri
armati di morte.

E allora,
attraversando strade
e città
e nazioni,
con la paura di essere smentiti,
qualcuno vorrà sapere
se poi abbia veramente un fine interrogativo
tutto questo monotono girare su se stessi
e se queste lacrime che versi
servano poi a qualcosa...

Nessuno ancora
ha saputo spiegarcelo.

Eppure dovremmo
imparare dalla storia.

Eppure dovremmo
rispondere alla storia.

Chi non lo fa
è perduto!

Perché sei qui?

Usando
pseudonimi femminili
conobbi
la fatica della nascita
e la sensazione di essere aggredito
da orde di maschi superdotati
e femmine
assatanate.

È forse questo che s’intende?

Oppure ogni soldato
caduto appena nato
e tutti gli umiliati
uccisi
e ancora in vita,
finiti dentro al fango,
morti nella poltiglia
che soffocava le grida in gola?

Mio padre era molto piccolo,
eppure lo ricorda.

Io
non ero ancora nato,
eppure lo ricordo,
lo ricordo
perfettamente.

Perché?

Le menti migliori
si sono vendute
all’ingegneria genetica,
alla luce
nucleare.
Abbiamo bisogno di qualcuno
che ci racconti la storia...

Perché sei qui?

Abbiamo bisogno di qualcuno
che ricostruisca,
pezzo per pezzo,
quel bar in fondo alla strada
dove la domenica
parcheggiano le puttane
e il sabato
gli ebrei,
i negri
il lunedì,
gli storpi
nelle feste comandate,
i sognatori
durante l’inverno,
gli squattrinati
quando piove,
i mongoloidi
il venerdì mattina,
i pazzi
quando c’è il mercato,
i froci
la notte di natale
e i drogati
quando possono morire...

Ogni tanto qualcuno arriva
suonando la sirena
dell’Apocalisse
e, uno a uno,
se li porta via...
Li seppelliscono
in una grande fossa
insieme a milioni
d’altri come noi.

Una fossa
grande come il silenzio,
profonda come
l’indifferenza.

Se ti spingi fino a lì,
dove adesso cresce l’erba,
puoi sentire
la voce della storia...

Perché sei qui?

* * *

Leggi!
Leggi, nipotino illegittimo di Goebbles.
Leggi ad alta voce
quello che c’è scritto
sulla tomba dei tuoi avi che furono torturati:

Siamo morti per difendere la dignità dell’uomo!

...Chi ha detto che la guerra è finita?
Le fosse rimangono:
grandi,
profonde.
Non possono scomparire.
E allora escano fuori
tutti quelli che ricordano
i campi di concentramento.
Abbiamo bisogno di qualcuno
che ci racconti la storia.

Io voglio sapere!

Perché sei qui?

Quando anche l’Olocausto
si fa trasversale
e attraversa e televisioni
con indifferenza
la domenica pomeriggio,
allora puoi capire
come le cose si stiano
mettendo per il peggio.

Eppure non è questa
la faccia della storia.
La storia
non porta la parrucca.
Togliamole la maschera
e tutti
la vedranno...

Perché sei qui?

Occorrerà riflettere
su tutto quello che è successo,
su tutto quello
che succede.

Per cosa piangevamo?

Occorrerà plasmare
le nostre pie illusioni.
Conquistare poco a poco
un’altra dignità.

Costruire l’uguaglianza.
Liberare
le differenze.

Per cosa lottavamo?

Qui stanno nascendo
i filosofi
del condizionalismo
riscrivono la storia
riempiendola di
“Seeeee...”

...Hanno aperto le fogne
ora
usciranno tutti.

Quale giustificazione sapremo inventarci?

...C’è qualcuno
che sta negando la storia.
Si profila
una Norimberga all’incontrario
dove pare che la verità
sia un sussurro rosa
legato
in una stanza
insonorizzata.

Eppure domani
dai rottami delle stragi,
dai vagiti delle guerre,
dalle lacrime
dei sopravvissuti,
usciranno quesiti
a cui
dovremmo rispondere...

Perché sei qui?

Uomo! Uomo!
Il tuo tempo
è sabbia.
Solidarietà:
ecco la parola che ci potrà salvare.
Solidarietà e Conoscenza.

...Visitate Aushwiz
prima che sia troppo tardi.
Ho ragione di credere
che presto finirà
di essere accessibile...

io ci sono stato
e sono diventato
ebreo.
Sono diventato
negro,
puttana,
puttana e storpio,
lesbica e sognatore.
Sono diventato
mongoloide
e pazzo e squattrinato
e sono diventato frocio, frocio e drogato...
Fermate le vostre macchine per scrivere
e ascoltate
la voce della storia...

Perché sei qui?

Siamo immersi in una nuova epoca
chiamata
Era Del Tubo Catodico.
Dobbiamo
imparare a guardarla
scavando nel marciume che trabocca
e genera un tramonto
che si è definitivamente perduto
all’orizzonte.

...Ma, mentre nelle librerie si moltiplicano i testi che parlano della fine,
qualcuno sta prendendo il largo
verso una nuova corrente.
Una donna dai lunghi capelli e i facili costumi
s’inventa e straborda lasciando
le ancore al suo seno.
Con parole nuove
scivola nell’acqua
s’una grande nave bianca
lunga 188 metri
e pesante
35mila tonnellate.
Nulla potrà la diplomazia missilistica dei palazzi di vetro.
Nulla potrà
il coito che genera
ragioni omicide nella razza,
nella religione,
nel sesso.

...Aprite tutti i libri:
la storia
sta finendo nella storia
e un vento più sottile
ci parla della fine.

Le domande
ogni giorno si moltiplicano.
Qualcuno,
presto,
vorrà delle risposte.

E noi cosa diremo se anche gli ultimi bar avranno chiuso i battenti e resteranno solo i chioschi delle bibite con le loro schiume cariche di quesiti? Come spiegheremo, agli innamorati, la paura che attraversa le strade e questo silenzio che, inesorabilmente, ci copre la carne?

...Dicono che la storia
stia finendo nella storia
e che anche uno scrittore,
finito un libro,
dentro di sé,
sente il vuoto.

È così?

Un giorno qualcuno
vorrà delle risposte.

scrivimi