31 agosto, 2014

Sviluppa il tuo demone

Presso gli antichi greci e poi presso i latini il vocabolo "eudaimonia" (in greco: εὐδαιμονία) stava ad indicare qualcuno che poteva considerarsi felice in virtù del fatto che era riuscito a dirigere verso il bene (εὖ, eu) la propria sorte, il proprio demone (δαίμων, daimon),; intendendo per "demone" alcunché di negativo, ma una specie di "spirito guida"' capace di indicare non cosa fare di buono, ma cosa non fare di male e, attraverso questi suggerimenti, spingere il soggetto -appunto- verso il bene, verso il proprio ben-essere. Come se qualcuno ci aiutasse a trovare la strada di casa (il nostro benessere) aiutandoci a non intraprendere le strade che ci portano altrove (verso il nostro malessere). 

Si tratta di un procedimento squisitamente terapeutico e, in particolare, di quell'approccio pedagogico che perseguiamo nel nostro centro.

A discapito di tutte le volte che ci hanno detto "è per il tuo bene" nessuno, infatti, può dire veramente ciò che è il mio bene, ciò che mi rende felice. Scoprirlo è una percorso che si snoda lungo la strada della vita, attraverso sperimentazioni, successi e insuccessi. Noi e solo noi possiamo imparare la nostra felicità andando incontro al mondo e agli altri con rispetto e meraviglia. 

Non è un caso se da "eudaimonia" discenda fino a noi il vocabolo "autonomia", che a questo punto potremmo tradurre con: "sviluppa il tuo demone", cerca la tua virtù, ciò che ti rende felice. Insomma: conosciti, pensa alla vita come mezzo di conoscenza, sii curioso di te stesso e, cercandoti, scopri ciò che ti rende felice e perseguilo. 

Solo facendo fiorire questo "demone", ci racconta l'antica saggezza ellenica, solo raggiungendo la tua autonomia, ossia la capacità di creare a partire da s'è l'opera di sé, si raggiunge la felicità. 

Ma cos'è l'autonomia? Be', fondamentalmente, potremmo definirla la capacità di governarsi da sé, essere indipendente, sapersi autodeterminare e amministrarsi liberamente, non farsi dire da altri cos'è il proprio bene pur sapendo che (per citare il titolo di un bel romanzo di Margaret Mazzantini) "Nessuno si salva d solo", vale a dire che la mia idea di bene deve confrontarsi con quella degli altri e con il bene del mondo, poiché un'autonomia assoluta, che non tenga conto del mondo e degli altri, non può che produrre solitudine e malessere. 

Questa è dunque la forza del modello che proponiamo nel nostro centro, un modello che cerca di liberare il soggetto in cura da qualsivoglia categoria tassonomica per accompagnarlo a cercare la propria felicità attraverso la realizzazione di se stesso, aiutandolo -anzitutto- a scoprire ciò che genera il suo malessere e ciò che, per contro, volge verso la sua autonomia, senza dimenticare il rispetto del bene altrui e del mondo che ci circonda, ovvero quella cosa che chiamiamo "relazione".

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